SLC CGIL Nazionale

venerdì 7 maggio 2010

I colleghi della Rai di Torino salutano Aristide Padovan


Aristide Padovan non lo conoscevamo di persona, come spesso non conosciamo il nome delle facce dei collaboratori che, assieme a noi e spesso più di noi, lavorano perchè la Rai possa funzionare.
E’ morto a Genova mentre lavorava per la RAI a tirare cavi sui tetti.
Apprendiamo del dramma consumato dagli scarni articoli dei giornali, che ci parlano di un'altra morte bianca.
Se vogliamo che il nostro disagio e il senso di inadeguatezza del nostro cordoglio riescano ad onorare la memoria di Aristide dobbiamo adoperarci perché a tutti i Padovan della RAI vengano riconosciuti gli stessi diritti e tutele dei dipendenti RAI, contro ogni logica di sfruttamento e massimo ribasso negli appalti.
La fredda cronaca ci racconta di una anziana madre rimasta da sola, vorremmo che lei sentisse che le siamo figli vicini tutti, anche solo per un attimo.
La RAI siamo noi ma, non dimentichiamoci, lo sono anche loro.

Ciao Aristide, non Ti conoscevamo ma non vogliamo dimenticarTi


I colleghi della RAI di Torino

Il Comitato degli Iscritti del CPTV di NAPOLI saluta Aristide Padovan


Siamo di nuovo ad aggiornare il lungo elenco di chi uscendo di casa non ne fa più ritorno e muore di lavoro. Caduti; caduti perché il lavoro è divenuto merce che deve costare sempre meno; caduti: non ci sono colori di nessun tipo, tanto meno il “bianco” per indicare che un uomo finisce la sua esistenza lavorando.

ARISTIDE PADOVAN, operaio, è morto ieri a 61 anni precipitando nel vuoto per 30 euro a Genova sul Ponte dei Mille. Lavorava per una cooperativa di Milano in subappalto per la RAI, ARISTIDE. Una vita spezzata per incuria. inesattezza, pressapochismo, irriguardoso rispetto delle norme sulla sicurezza, concetti che vanno di pari passo con quello dell'appalto e del subappalto, così come accade oggi qui nel nostro Paese che si definisce civile e permette che si possa morire lavorando.

Un pezzo di noi va via con l'operaio ARISTIDE; un pezzo di ogni lavoratore va via sempre laddove qualcuno cade sul lavoro.

Alla famiglia PADOVAN il nostro affetto.


Il Comitato degli Iscritti del CPTV di NAPOLI


giovedì 6 maggio 2010



COMUNICATO STAMPA

GRAVE INCIDENTE MORTALE SUL LAVORO DURANTE LA VISITA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Un lavoratore di una impresa di appalto milanese è morto oggi durante le attività di smantellamento delle infrastrutture per le risprese televisive della visita del Capo dello Stato a Genova presso la Stazione Marittima.
Un dipendente di una cooperativa di Milano che sembra lavorasse in subappalto per la Rai, nel rimuovere alcune attrezzature dal tetto della Stazione Marittima è precipitato al suolo morendo poco dopo nonostante i tentativi di rianimazione messi in atto dal 118 subito accorso.
Un lavoro apparentemente routinario, che allo stato delle nostre conoscenze non aveva visto l'impiego degli opportuni mezzi di protezione individuale e che ha portato via la vita di un altro lavoratore.
Continua così la lunga catena degli incidenti mortali nella nostra città.
La rarefazione dei controlli, forse anche la scarsa adeguata formazione preventiva, il diradarsi delle forme di controllo sulle modalità di lavoro generato dalla lunga catena di appalti e subappalti si sono tragicamente conclusi con l'ennesima morte.
Alla famiglia del caduto sul lavoro esprimiamo tutta la nostra solidarietà ed il senso profondo del nostro cordoglio, mentre nelle prossime ore decideremo che risposta dare come organizzazioni sindacali affinchè questi tragici fatti non abbiano a ripetersi.

Genova, 5 maggio 2010
SLC CGIL Genova
Camera del lavoro di Genova
FILT CGIL Genova


Solidarietà e condoglianze alla famiglia Padovan



Oggi a Genova, nella città simbolo della classe operaia di terra e di mare, è successo quello che non doveva succedere :

Aristide Padovan, 62 anni, operaio, è morto dopo essere caduto dal tetto della Stazione Marittima di Genova mentre rimuoveva dei cavi adoperati per le riprese tv della cerimonia per i 150 anni dell’unità d’Italia con il Presidente della Repubblica.

Lavorava per una cooperativa in appalto per la RAI.


Alcuni lavoratori della RAI di Milano erano presenti all'evento.

La magistratura ha aperto un'inchiesta.

Dobbiamo insistere perché la sicurezza, le norme, le regole siano sempre e dovunque applicate e rispettate.
Certo è difficile, molto difficile, pensare alla fatalità.
Rimane ora una famiglia che lo piange.
E noi non possiamo che richiamare l'attenzione di tutte le Istituzioni e dei datori di lavoro affinché questi fatti non accadano più.
In nessun luogo.

A tutti i lavoratori che lavorano in appalto,
al Coordinamento Lavoratori del Broadcasting,
a tutti i lavoratori della RAI,
chiediamo di essere testimoni
e di unirsi affinché il lavoro non sia più merce di scambio con la propria vita.


Mauro Zorzan
per il Coordinamento SLC-CGIL RAI Milano


Risposta ai lavoratori della Direzione Produzione Ingegneria



Care/i Lavoratrici e Lavoratori di ingegneria,
Abbiamo accolto con favore la vostra lettera aperta di qualche giorno fa.
La sensazione è che in Rai si sia scoperchiata una situazione fino a qualche tempo fa “conosciuta” ma sottaciuta.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il mancato raggiungimento del Premio di Risultato.
Non intendiamo, come organizzazione, dire “lo avevamo detto”.
Vi ricorderete l’iniziativa con la “lettura critica” del Bilancio Rai da parte di Cusani nel 2008, o per meglio dire la lettura del “Progetto Industriale o Piano Industriale”: costi elevati, sprechi, mancanza di strategia , assenza di formazione ed investimenti tecnologici.
Tutto questo oggi è amplificato dalla crisi economica, dal calo della pubblicità e da una gestione ancora peggiore del passato. Gestione dietro la quale compare indifendibile il conflitto d’interessi del Presidente del Consiglio.
Questa gestione sembra annullare quei vecchi meccanismi “Raiofili” propri dei tempi andati e di una dirigenza legata anche sentimentalmente all’azienda. Meccanismi che, seppur in uno “stato confusionale”, consentivano a maestranze, impiegati, tecnici, funzionari, dirigenti e giornalisti della Rai di costruire un prodotto di qualità. Meccanismi che consentivano al vostro settore di instradare investimenti e scelte produttive legate alla “conoscenza”.
La sensazione è che oggi si risponda ad altro, che la politica peggiore domini su tutti e tutto, lasciando il buon senso fuori dalla porta.
La vostra dura presa di posizione ci colpisce favorevolmente. Credo che il vostro coraggio ne infonderà tanto altro a coloro che in queste settimane, attraverso denunce e proteste, cercano non solo di ottenere il giusto dal punto di vista economico, ma di garantire il futuro della Rai.
Da parte nostra l’impegno c’è tutto.
Le proposte che con gli altri sindacati abbiamo sviluppato sul comunicato del 5 maggio sono chiare.
Facciamo le cose seriamente, discutiamo del futuro, riformiamo alcune specifiche condizioni che stanno soffocando il lavoro: regole sugli appalti, sulle consulenze e sulla precarietà che va superata.
Vogliamo essere parte attiva nel salvataggio dell’azienda. Vogliamo, con i lavoratori, determinare un cambiamento positivo, che rimetta al centro il lavoro, la professionalità ed un prodotto di qualità.
Per far questo siamo ben consci che ci volete voi. Che ci vogliono tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori della Rai.
Noi sindacati dobbiamo essere in grado di aggregare, costituire spazi di partecipazione ed elaborazione.
Questo stiamo tentando di fare attraverso le molte assemblee di questi giorni, e attraverso una continua comunicazione con tutti voi.
Sappiamo che tutti dobbiamo fare la nostra parte, e che non si può abbassare la guardia. Il nostro sarà un impegno anche diretto a costituire un fronte unitario dei sindacati. Il nostro appello è a tutte quelle forze e quei lavoratori che vogliono evitare che la Rai finisca come l’Alitalia.

Alessio De Luca
Coordinatore Nazionale Rai Slc Cgil


mercoledì 5 maggio 2010

Comunicato Slc Cgil Fistel Cisl Uilcom Uil Ugl Telecomunicazioni Snater Libersind-Conf.Sal (5.5.2010)



COMUNICATO UNITARIO


Il 4 maggio 2010 le OO.SS. si sono incontrate con la Rai.
L’incontro è stato asciutto con una discussione su punti precisi, punti che per la loro delicatezza e complessità si è convenuto di sviluppare su più appuntamenti.

L’azienda per la prima volta si è resa disponibile ad una discussione, sulla scorta delle richieste e dei comunicati delle organizzazioni sindacali, su questioni nodali per il futuro della Rai.
La discussione che proseguirà il 10 maggio è stata avviata anche sul Premio di Risultato.
Si stanno cercando soluzioni comunque per l’erogazione di un somma congrua sostitutiva del Premio di Risultato non raggiunto.
Ovviamente le OO.SS. hanno chiesto la somma piena, condizione non semplice per l’azienda vista la crisi e i tagli prospettati. Oltretutto nell’incontro l’azienda ha risposto anche informando che il Piano Industriale in discussione manca per i prossimi 3 anni del finanziamento per questo istituto contrattuale. Questo è stato respinto dalle OO.SS., reputando tale affermazione inaccettabile essendo il Pdr elemento del contratto e non nella disponibilità unilaterale dell’azienda.

La Rai ha dichiarato per ora di non essere in grado di fissare un appuntamento sul Piano Industriale. Tale affermazione è stata stigmatizzata da tutte le OO.SS., le quali hanno ribadito la preoccupazione per il futuro della Rai.
Le OO.SS. infine hanno convenuto, trovando la disponibilità aziendale, per una discussione franca su:
1. appalti e consulenze/collaborazioni,
2. struttura del Pdr,
3. accordo sui Td.
Si è valutato, che, essendo questi 3 argomenti di carattere contrattuale, ed essendo il Contratto ormai scaduto da qualche mese, l’opportunità di aprire la trattativa sul CCL partendo da questi 3 appuntamenti.
Questo, per tutti i motivi fin qui esposti, dovrà avvenire a breve. Si è inoltre convenuto che tali incontri dovranno essere calendarizzati necessariamente nel prossimo confronto.
Ovviamente le OO.SS. valuteranno le disponibilità aziendali con serietà, rispondendo con fermezza anche a chiusure o temporeggiamenti fuori luogo e fuori tempo massimo.
Le OO.SS. devono riconoscere il valore aggiunto della partecipazione attiva dei lavoratori in queste settimane, la sensibilità dimostrata nelle varie iniziative sta dando impulso alla trattativa e rafforzando le posizione del sindacato.


Roma, 5 maggio 2010
Slc Cgil Fistel Cisl Uilcom Uil Ugl Telecomunicazioni Snater Libersind-Conf.Sal


Apertura vertenza Torino



Torino 30 aprile 2010
Direzione del Personale
CPTV e Radiofonia
Via Verdi, 16 Torino

Commissione di Garanzia
Per l'attuazione della legge sullo sciopero
nei servizi pubblici essenziali
Via Po 16/a - 00198 Roma
Fax 06/85986095 - 06/85986096

Segretario Generale
Ministero delle Comnicazioni
Viale America 201
00144 Roma
Fax 0675942101

Oggetto: apertura vertenza Torino
La RSU del Centro di Produzione TV e Radiofonia di Via Verdi, ritiene grave la situazione del C.P.To, così come quella della RAI tutta.
Non avendo avuto nei precedenti incontri risposte risolutive sull'argomento, con le modalita' previste dalla legge 146/90, in conformita' con quanto previsto dalla procedura di raffreddamento di cui all'accordo nazionale sulla regolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero del 22 novembre 2001, dichiariamo formalmente aperta una vertenza sindacale.

la R.S.U.
VIA Verdi CPTV E Radiofonia




martedì 4 maggio 2010

Lettera aperta dei lavoratori della Direzione produzione ingegneria alle organizzazioni sindacali.



Vogliamo esserci! Denunciando apertamente quanto sta accadendo, ma soprattutto quanto è già accaduto all’interno della nostra Azienda con studiata e deliberata progressione nel corso del tempo. I vertici aziendali, con piena consapevolezza e premeditazione, hanno posto in essere scelte editoriali e di investimenti che hanno trascinato l’intero sistema radio-televisivo nel pantano del deficit di bilancio e dell’immobilismo produttivo. L’azione di smantellamento sistematico dell’Azienda si sta ora avviando a compimento con un preannunciato Piano Industriale che punterà al basso orizzonte del recupero del deficit accumulato, attraverso tagli indiscriminati e la cronica assenza di un progetto di risanamento e di rilancio dell’azienda stessa.

Chiediamo che venga stilato un vero Piano Industriale, che pianifichi un progetto di riconversione della gestione editoriale e tecnologica, definendo nei meriti le allocazioni di risorse e quanto necessario per l’immediato e per il prossimo futuro, per togliere la RAI dal pantano del ruolo subalterno ed inadeguato cui è attualmente costretta.
Chiediamo che vengano immediatamente posti in opera quei meccanismi che permettano ai sindacati di avere ben visibili le dinamiche e le motivazioni che spingono continuamente l’Azienda alla dilapidazione delle risorse nel continuo ricorso alle logiche degli appalti, dell’outsourcing, delle consulenze esterne, dell’acquisto di Format esterni, e alla non valorizzazione ed utilizzo delle professionalità e delle risorse interne.

Come lavoratori di Ingegneria denunciamo il ricorso, sempre più frequente, all’affidamento in outsourcing di Progettazione e Realizzazione di interi sistemi ed impianti tecnologici per la Produzione e la Messa in Onda, eludendo le risorse e le capacità interne, proprie del nostro settore. Questo comporta un grave indebolimento dell’infrastruttura produttiva dell’intero sistema RAI ed il continuo ricorso a noleggio di apparati, sistemi, e quant’altro necessario alla Produzione.
Come lavoratori di Ingegneria ci dichiariamo pronti a denunciare sindacalmente con fatti, resoconti e dati quanto già, in quest’ottica, è stato perpetrato. Il delicato compito strategico cui Ingegneria è chiamata (in allegato la descrizione della missione di Ingegneria) è puntualmente vanificato dalle scelte del management aziendale.

Ci riferiamo all’assoluta mancanza di programmazione di quanto necessario alla realizzazione dei nuovi impianti tecnologici.
Ci riferiamo all’ottusa rigidità dell’interpretazione delle ‘norme e procedure per gli acquisti’ che di fatto negli ultimi 2 anni hanno bloccato completamente le attività di progettazione e realizzazione.
L’assoluta mancanza di un progetto di riqualificazione del personale e il non rinnovo del turn-over stanno contribuendo ad una sempre crescente dequalificazione professionale.
Per tutto questo vogliamo esserci! Dichiarando, ancora una volta, che l’obiettivo che vogliamo raggiungere e per cui vogliamo lottare non è il solo ottenimento del Premio di Risultato - legato ad una dinamica di calcolo contrattuale inaccettabile.

Troppe sono state le occasioni, sistematicamente disattese, di rilancio del sistema RAI che potevano e dovevano vedere la Direzione impegnata in un tentativo estremo di recuperare risorse economiche e prestigio. Pensiamo, ad esempio, al passaggio al Digitale Terrestre, occasione sprecata e ridotta ad una mera ricanalizzazione o alle recente scelta di non rinnovare il contratto con SKY come alla sospensione dei Talk Show in campagna elettorale, ai mancati introiti in termini di pubblicità, al depauperamento delle idee e dei contenuti nelle programmazioni che hanno ridotto il servizio pubblico Radio-Televisivo all’ombra pavida di se stesso.

Chiediamo che vengano immediatamente poste in essere tutte le iniziative possibili atte a raccogliere ed amalgamare le denunce spesso spontanee e ormai corali, che si stanno susseguendo nei diversi insediamenti aziendali e nelle assemblee locali, coinvolgendo tutte le altre compagini aziendali, giornalisti e consociate tutte ... fuori dal limite del monte ore assembleare disponibile, riuniti in un’Assemblea Permanente, ed attuando un coordinamento dei Lavoratori RAI, in sintonia con i sindacati che intendono portare avanti la nostra lotta.
Auspichiamo che la nostra unità e la nostra determinazione spingano ad un tavolo congiunto anche quei sindacati titubanti che ancora sembrano non aver colto la gravità del momento!
Vogliamo che queste denunce vengano espresse al più presto al di fuori delle nostre assemblee e dei ristretti ambiti territoriali per divenire Denuncia in un contesto nazionale, arrivando ad uno sciopero generale che mobiliti l’intera azienda, se possibile anche con una manifestazione nazionale.
Purtroppo la nostra controparte non è più solo una dirigenza aziendale incapace o inefficiente, ma la palese volontà politica di smantellamento del Servizio Pubblico!


lunedì 3 maggio 2010

Comunicato Segreterie territoriali Slc Cgil - Fistel Cisl Uil.com Uil (3.5.2010)



BOLOGNA, SEGRETERIE TERRITORIALI
S L C - C G I L ; F I S T E L - C I S L ; U I L C O M - U I L

Bologna, 3 Maggio 2010
Spett.le UNINDUSTRIA BOLOGNA
Relazioni Industriali
Alla C.A. Dott. G. Scarascia
Via S. Serlio, 26
FAX 051356118
40100 BOLOGNA
Spett. le
RAI Radiotelevisione Italiana
Direzione Risorse Umane
Relazioni Industriali e Sindacali
Viale Mazzini, 14 R O M A
RAI Sede Regionale Emilia Romagna
V.le della Fiera 13 Bologna
binacchi@rai.it

OGGETTO: Procedure di raffreddamento ai sensi delle Leggi 146/90 e 83/2000 ed in base all’art. 3, lettera a) dell’accordo 22 Novembre 2001, valutato idoneo dalla Commissione di Garanzia, con delibera 02/12 del 24 Gennaio 2002.
MOTIVAZIONI:
- chiusura del settore Ponti Mobili della Sede di Bologna e conseguente grave perdita di commesse.
- mancata attuazione degli impegni contenuti nell’accordo su Buongiorno Regione e disomogeneità di trattamento economico rispetto ad altre sedi.
- mancata sostituzione di maternità.
- carenza complessiva degli organici della Sede, mancata riconferma tempi determinati e conseguente grave difficoltà di fruizione delle ferie estive.
- soppressione rubrica “Italia Agricoltura”, ricadute sull’occupazione a tempo determinato preesistente e riduzione della capacità produttiva della sede.
Con la presente si intende avviare le procedure di legge per la proclamazione dello stato di agitazione e le iniziative di sciopero a sostegno della vertenza regionale in oggetto.
Si precisa che le precedenti procedure di legge attivate, vengono annullate e s ostituite dalla presente.
A tal fine si richiede l’incontro previsto dalle procedure in oggetto.
Distinti saluti.

BOLOGNA, SEGRETERIE TERRITORIALI
S L C - C G I L ; F I S T E L - C I S L ; U I L C O M - U I L


Il popolo Rai in rivolta. Un Piano industriale da "lacrime e sangue"?



Il “Salone dei Quattrocento” è all’ottavo piano, quello con la terrazza, il caffè e la sala mensa frequentatissima. Ed è proprio nell’afosa sala mensa, gremita come non mai (“era dai tempi della fine anni Ottanta che non si vedeva tanta gente”, ricorda un “vecchio” dell’azienda!), che si snoda il racconto del malessere acuto dei dipendenti RAI, riuniti da due dei sindacati aziendali (CGIL e SNATER, mentre CISL, UIL, UGL e LIBERSIND hanno preferito voltare le spalle alla loro base). In quelle ore del pomeriggio caldo e umido romano si sarebbe dovuto tenere un incontro con i responsabili del personale per cercare di ricomporre lo “strappo” tra azienda e dipendenti, dovuto alla non corresponsione del premio di produzione nella busta paga di aprile: una “tradizione” quarantennale. Per di più, sapendo che un premio analogo, anche se decurtato rispetto agli anni precedenti, verrebbe erogato a giornalisti e dirigenti. Ma i soldi nelle casse asfittiche della RAI sarebbero ridotti proprio al lumicino! Ecco, quindi, spiegato perché da qualche parte la coperta tirata mostra solo al “corpo sensibile” dei lavoratori il freddo responso dei numeri ragionieristici.

Il “no” all’incontro, riportano i leader sindacali presenti, è stato motivato dalla controparte aziendale per “il clima non certo consono” che si respirerebbe tra i corridoi e la stanze di Viale Mazzini, vista la contemporaneità dell’Assemblea, indetta in un primo momento dai 700 autoconvocati (sulle mille e 200 persone circa, che abitualmente lavorano nella direzione generale). E’ un’assemblea composta, a tratti emotiva, quando alcuni dipendenti, uomini e donne con il “groppo alla gola” e l’inesperienza di chi parla per la prima volta in pubblico, ricordano l’orgoglio professionale della loro “avventura” lavorativa, fatta di lunghi periodi di precariato e poi, una volta assunti, di impegni stressanti ma esaltanti: film, fiction, programmi educativi e storici, show. Da oltre 15 anni tutto questo sembra ormai relegato ad un’altra RAI, ad un’azienda un tempo leader per la produzione culturale, artistica e informativa in Italia, ma anche competitiva a livello europeo. Ormai, documentano questi dipendenti, agli esordi come testimoni dell’impegno sindacale, non si creano né si producono più programmi all’interno dell’azienda; le professionalità tutte (programmisti, registi, autori, produttori, scenografi, attrezzisti, macchinisti, elettricisti, cameramen, ecc…) vengono mortificate per far posto agli appalti, alle produzioni esterne, ai format, molti dei quali, denunciano, erano stati ideati all’interno per poi venir “imbellettati e travestiti” rivenduti da società che dominano il mercato alla stessa RAI, la quale in molti casi non usufruirebbe dei diritti, sottostando, a volte, anche a clausole onerose.

E’ finita l’epoca in cui la RAI si faceva promotrice “del racconto della vita degli italiani, come disvela una programmista-regista della fiction nella sua accorata arringa: “abbiamo perso la capacità di narrare, di far vedere anche con l’aiuto della finzione narrativa quello che vive la nostra società”. Tutto è in mano a pochi gruppi ( tra questi la Endemol di Marco Bassetti, marito di Stefania Craxi, e Mediaset, la Ballandi Entertainment di Bibi Ballandi, la Magnolia di Giorgio Gori), fanno notare in molti, che sembrano legati ad aree di potere politico vicino alla maggioranza di governo, tanto che producono per RAI come per il principale concorrente Mediaset e per SKY. Per non parlare di piccole società che sarebbero sorte attorno ad ex-alti dirigenti RAI andati via o in pensione, che riescono a ritagliarsi anche loro una fetta dalla grossa torta degli appalti.

Certo, la scintilla che ha fatto scoccare l’incendio è stata la delusione di non vedere in busta paga il premio di produzione, ma tutti i dipendenti legano questa mancanza contrattuale, più che alla crisi finanziaria del bilancio RAI, alla fosca prospettiva che si va delineando con il nuovo Piano Industriale, appena in discussione in questi giorni davanti al Consiglio di amministrazione. Piano Industriale di cui si sa poco e che dalle indiscrezioni giornalistiche, seppure smentite ufficialmente, prevedrebbe “lacrime e sangue” soprattutto per i dipendenti: un migliaio di prepensionamenti tra i lavoratori, alcune centinaia tra giornalisti e dirigenti, riduzione di sedi di corrispondenza all’estero, revisione organizzativa della TGR, che produce i giornali radio e i telegiornali regionali. “Nessun cenno allo sviluppo, all’innovazione, alla riqualificazione del nostro ruolo produttivo, al taglio degli sprechi dovuti agli appalti, allo stop di contratti per gli esterni, che vengono assunti per meriti politici a discapito dei tanti precari che lavorano anche da dieci anni”: è questa l’accusa unanime che fanno i vertici sindacali presenti al Piano Industriale, che si sta discutendo al settimo paino di Viale Mazzini.

Reggeranno questo conflitto interno i vertici aziendali, visto che anche i giornalisti e i dirigenti RAI nei prossimi giorni saranno impegnati in un aspro confronto sindacale? L’orgoglio aziendale era ben radicato nel “Salone dei Quattrocento” di Viale Mazzini durante le due ore di discussione e di “presa di coscienza”. Il 4 Maggio, alla ripresa degli incontri tra azienda e sindacati, i lavoratori faranno un “presidio democratico” per riunirsi di nuovo in assemblea. E’ solo l’inizio, certo! Ma alla RAI qualcosa è davvero cambiato. Ora tocca alla politica, ai membri di minoranza del CDA, dare gambe e visibilità a questa presa di coscienza di chi non vuole “fare la fine dell’Alitalia”, di chi non vuole “essere sacrificato all’altare del conflitto d’interessi”.

di: Gianni Rossi
Fonte: http://www.articolo21.org